Indipendentemente se sei a Berlino per affari o piacere, ti aspetta il famoso BerlinBeerFestival, dove si ha la possibilità di provare le migliori birre del mondo.
Il festival si tiene in un enorme giardino di 1600 metri di lunghezza. Produttori di birra provenienti da tutto il mondo vanno a Berlino per presentare i loro nuovi prodotti. Questo festival `il modo migliore per introdurre sul mercato nuove varietà di birra.
A cambio i produttori di birra promuovono nel mondo i prodotti tedeschi. Oltre alle grandi birre, gli entusiasti della birra si potranno godere diversi spettacoli. Il festival è molto popolare e spesso vi partecipano anche personaggi famosi, oltre a moltissime persone che vengono a Berlino solo per questo evento. Ogni anno il festival ha uno slogan diverso, l’anno scorso era: “ La birra ci fa diventare amici.”
Divertimento e prodotti tipici
Il Berlin BeerFestival si tiene la prima settimana di Agosto sulla Kart Marx Alee. (quest’anno del 5 al 7 agosto). La prima edizione si tenne nel 1997. Quest’anno si monteranno 18 palchi per i concerti in programma e oltre a provare diversi tipi di birra ovviamente si potrà assaggiare anche piatti tipici e prelibatezze tedesche.
I Festival della Birra di Berlino è uno degli eventi più importanti che si terranno nelle capitale tedesca il prossimo agosto.
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Non è inusuale sentire che la pianta dello straordinario edificio del MuseoEbraico di Berlino (http://www.jmberlin.de/), opera di Daniel Libeskind, ricorda inevitabilmente una saetta, un fulmine di proporzioni gigantesche e spaventose, e non a caso si tratta del museo più grande d’Europa, eredità di una tempesta devastante e difficilmente comprensibile, causata dall’assassinio indiscriminato di sei milioni di ebrei e da una profonda crisi d’identità della specie umana, così come della fede stessa, espressa magistralmente in frasi come la riflessione di Adorno sull’impossibilità di scrivere poesie dopo l’esperienza dei campi di sterminio.
Con un po’ d’immaginazione, è possibile anche percepire l’edificio come la rappresentazione di una ferita, un’enorme e zigzagante cicatrice che necessita ancora di attenzioni e cure. non solo la pianta trasmette questa sensazione, tutta la costruzione (sulla cui facciata di lamiere zincate, bandoni di plastica formano finestre irregolari che vengono percepite come un continuo strappo astratto) sembra essere piena di tagli, ferite e incisioni dalle quali entra la luce risanatrice del ricordo sull’orrore della storia, una luce che, esattamente come la scrittura secondo Juan Josè Millas, taglia e cauterizza simultaneamente. O ancora, la luce può venirci dalla vita vera di ogni giorno, capace di redimerci e portarci lontani da episodi così orrendi come il nazismo e tutto quello che rappresenta.
Inaugurato nel 2001, si tratta di uno degli edifici più celebrati dell’architettura contemporanea, un edificio che riceveva visite addirittura mentre era ancora vuoto, anni prima che le sue porte venissero aperte al pubblico. Unito alla ferita, al suo interno sentiamo immediatamente il cupo dolore della perdita, trasmessoci attraverso l’uso di numerosi spazi vuoti non transitabili, alcuni dei quali arrivano ad occupare diversi piani. Le sue sale asimmetriche e disorientanti comunicano per mezzo di rampe in un affanno constante per evitare il rettilineo.
Dedicato specialmente alla storia degli ebrei tedeschi durante un periodo che copre gli ultimi 2000 anni, la sua apertura ha fatto si che la città di Berlino tornasse ad avere un museo dedicato alla cultura ebrea dopo oltre 60 anni. Tale è il tempo trascorso da quando il primo museo di questo tipo fu chiuso e svuotato dalla Gestapo.
Non tutto il museo possiede l’impressionante architettura moderna di Libeskind. Con un interessante contrasto, un vicino edificio barocco costruito da Philipp Gerlach forma parte del museo. Costruito nel 1735, venne convertito durante la Seconda Guerra Mondiale nel museo di Berlino, luogo dove veniva esposta e mantenuta parte della collezione ebrea della città.
Il MuseoEbraico si articola intorno a tre assi: l’asse dell’Esilio (che arriva fino al Giardino dell’Esilio, anche chiamato Giardino di E.T.), l’asse dell’Olocausto (alla cui fine si erige, attraverso una porta d’acero, la torre vuota dell’Olocausto) e l’asse della Continuità, dalla quale si accede alla mostra permanente.
Paul Oilzum
Attraverso questo museo, possiamo scoprire come la diversità della cultura ebraica ha contribuito a formare il territorio che oggi conosciamo come Germania. Visitatelo quando affittate appartamenti a Berlino
Addirittura prima di entrare nel patio interiore del Museo di StoriaNaturale di Berlinohttp://www.naturkundemuseum-berlin.de/, rivestito della caratteristica struttura di cristallo propria della maggior parte dei musei più importanti, sentiamo una misteriosa e stimolante inquietudine anticipatoria, simile a quella che veniva comunicata a Borges quando si trovava per la prima volta vicino alla Vittoria di Samotracia senza ancora averla vista, che ci prepara per la stordente visione dello scheletro completo di un imponente esemplare di Brachiosauro che ci da la sensazione di poterlo cavalcare e, da un’altezza di tredici metri, ci fa pensare che basti che il collo si inarchi un pochino per rompere il vetro del tetto, e ci si possa catapultare, animale e uomo, in un altro mondo, davanti a qualcosa di infinitamente più grande ed essenziale della storia dell’umanità, che con i suoi sbagli e incertezze non è che un granello di tempo davanti alla storia del mondo.
I dinosauri dominarono la terra durante milioni di anni, e scomparirono misteriosamente quanto improvvisamente circa sessanta milioni di anni fa, dovuta probabilmente ad un disastro ecologico provocato dalla collisione tra la terra e un enorme meteorite, o qualche altro fenomeno inerente il movimento della materia cosmica nello spazio, oppure un suicidio collettivo di massa causato dalla “noia” che produce il lento e abitudinario passare del tempo.
Sia come sia, non possiamo evitare di sentire che questa sparizione, manifestatasi attraverso i resti fossili conservati nei musei, ci compromette fortemente. Ci assale il pensiero, e talvolta il ricordo, di come loro, di come tutto quello che è stato e un giorno sarà, inclusi noi stessi, un giorno potremmo scomparire, magari per sempre. Non a caso, l’obiettivo principale di tutto il museo e della collezione, non è altro che quello di offrirci un rifugio e muro di protezione contro questo pensiero che ci atterrisce.
Cerchiamo anche, man mano che in noi matura il pensiero che la vita ci sfugge tra le dita, la sensazione del tempo concentrato e puro, dispiegato nella sua essenza più veritiera, che è propria di tutti i ricordi d’infanzia, e assomiglia a quella che proviamo quando, guardando i dinosauri, pensiamo alle cento, mille mutazioni attraverso cui sono passate le cellule prima di arrivare alla configurazione propria della nsotra specie, conferendo a tutta l’esperienza una sensazione quasi mistica che, esattamente come l’arte, ci salva dal mondo, anche se per pochi attimi. E’ la stessa connessione che intercorre tra i Musei di StoriaNaturale e le collezioni artistiche. Ed immersi in entrambe le esperienze, ci invade un vago ma intenso desiderio, come una sorte di trascendenza o di pienezza davanti all’eternità immutabile.
Se questo sentimento avesse bisogno di un tempio, poche strutture possono essere più adeguate di questo museo berlinese, con i suoi sei kilometri quadrati di estensione, il cui pezzo più antico è un meteorite di 4600 milioni di anni fa, che trionfa invariabilmente nella missione di catapultarci nell’ineffabilità del cosmo.
Paul Oilzum
Con più di duecento anni di storia, appena un granello nello scorrere cosmico del tempo, si erge a Berlino una prestigiosa istituzione, che ospita una delle collezioni più importanti di Storia Naturale di tutto il mondo. Visitatelo quando affittate appartamenti a Berlino
La ragazza che desideri da tanto tempo, la ragazza che non potevi smettere di guardare, protagonista dei tuoi sogni bagnati e che molto spesso ti ha rifiutato, coincide misteriosamente nella stessa festa dove sei andato senza troppa voglia e, a sopresa,si mostra molto disponibile, sta sempre con te, ride delle tue battute e ti chiede di ballare,cosa che tu accetti, facendo finta che non ti importa granchè. Dopo vari drink, risate e avvicinamenti per niente timidi, succede quello che mai avresti pensato potesse succedere.
Ti propone un incontro sessuale furtivo in una delle stanze. Nella tua mente passa l’idea che ti sta usando, ma non ti importa perchè è anche un tuo grande desiderio ,lasciando così l’orgoglio alle spalle. Te la porti tranquillamente in una stanza, chiudi la porta a chiave e,alla fine,ti ritrovi da solo con lei. Le lasci dare libero sfogo alla sua passione, a realizzare questa tua fantasia recondita, quando lei ti ferma all’improvviso chiedendoti: -Hai i preservativi?- e tu pensi -Stupido!-non venivi certo preparato. Per qualche secondo analizzi la situazione.Guardi la stanza con l’illusa speranza di trovarne qualcuno nascosto tra i mobili.Impossibile.Pensi alla possibilità di uscire a trovarne qualcuno tra chi è alla festa o correre alla farmacia più vicina,ma il suo sguardo di disapprovazione ti fa capire che, al tuo ritorno, non la troverai di certo lì e quindi perderai questa opportunità per sempre. Ti guarda con impazienza aspettando una tua risposta. Cosa fare?
Ci sono molte ragione per aver paura del sesso,alcune valide altre non tanto, ma,vale davvero la pena perdere questa parte della nostra vita, esistendo tante possibilità e variabili all’interno della sessualità umana? Non mi riferisco solo all’atto sessuale, ma anche al modo di relazionarci affettivamente al prossimo.
Petting è un anglicismo che serve a denominare qualsiasi tipo di relazione sessuale in cui non vi è coito, che va dalle carezze fino al sesso senza penetrazione, come sesso orale,mastrubazione o qualsiasi altra forma di contatto sessuale che la nostra immaginazione possa creare e che non implichi l’introduzione del membro maschile nell’organo genitale recettore. Questa parola proviene dal verbo in inglese to pet che si riferisce all’accarezzare e baciare,originalmente utilizzato per riferici agli animali, ma che venne poi utilizzato come termine per definire i giochi amorosi di contatto,sessuali,erotici e affettivi.
Sicuramente tutti abbiamo praticato del petting nella nostra vita. E’ comune nell’adolescenza, quando iniziamo a relazionarci al prossimo, anche se viene praticato anche a coloro che vogliono restare “vergini”fino al matrimonio o a coloro che vogliono addentrarsi alla sana promiscuità senza restare incinta o contrarre infezioni e funziona anche per le coppie che ancora non si spingono a fare il passo successivo o che lo utilizzano come gioco preliminare prima di giungere al coito. Esistono anche incontri di petting di vari partecipanti, una specie di orgia “light”,con rischi minimi.
ArBlanco
Il petting è un’opzione di sesso sicuro, dove non è necessario l’uso di preservativo ,nè di nessun tipo di protezione, sempre e quando siamo attenti che non vi sia nessun intercambio di fluidi genitali. Quindi non c’è di cui preoccuparsi. Rilassati,divertiti,affitta appartamenti a Berlino ,la città europea del sesso con numerose opzioni di petting.
L’eiaculazione femminile consiste nell’espulsione di un fluido chiamato cum, che in alcune donne viene espulso dall’uretra simultaneamente all’orgasmo.
Esistono due tipi di fluido vaginale che possono essere liberati durante lo stimolo sessuale. Il più comune nella nostra cultura è l’eiaculazione vaginale, che lubrifica le pareti vaginali durante l’eccitazione sessuale. Generalmente è di tipo lattiginoso, più denso di quello dell’eiaculazione uretrale che è quella a cui ci riferiamo quando parliamo di eiaculazionefemminile, ed è molto meno frequente.
Sembra che questo avvenga non perché le donne non ne siano capaci, fisiologicamente parlando. Sembra che la causa sia piuttosto da cercare nella mancanza di consapevolezza delle donne riguardo alla propria sessualità in questa cultura. L’origine di questo fenomeno fisico ha luogo nella ghiandole parauretrali o di Skene. Si trovano nella parete anteriore della vagina, intorno all’orifizio esterno dell’uretra, vicino al tetto (dove si trova il cosiddetto punto di Gräfenberg o punto G). In alcuni casi il fluido emesso dall’uretra è eiaculazione, mentre in altri si tratta di un mix tra eiaculazione e un po’ di urina. Questo fluido contiene elevate quantità di glucosio e sostanze alcaline simili allo sperma, e per questo le ghiandole di Skene sono conosciute come prostata femminile.
La maggior parte delle donne producono questo fluido alcalino sebbene in piccole quantità. Questo potrebbe implicare che tutte le donne possano espellere questo fluido e sperimentare l’eiaculazione femminile in qualche modo. In alcuni casi viene filtrato invece di essere espulso. Ma in altri casi questo liquido sale a zampilli (soprattutto durante il climax).
Le donne capaci di farlo possono arrivare a lanciare schizzi che potrebbero riempire da 1.5 a 2 tazzine.
Esistono vari fattori che possono influenzare il fluido, come il ciclo mestruale, la dieta e l’ingestione di liquidi.
Quante volte può eiaculare una donna? Come nell’uomo, dipende dall’età, dale condizioni fisiche e dalle inibizioni. Alcune donne dicono di dover riposare ore prima che il fenomeno di ripeta, e altre in casi estremi riferiscono di averlo potuto fare 15 volte in un periodo di 8 ore. Ovviamente, se questo è il tuo caso, non dimenticare di idratarti bevendo acqua.
Esiste la controversia se questo liquido viene liberato solo dalle ghiandole di Skene, o anche dall’uretra. Quello che è chiaro è che non si tratta di urina.
Il segreto per riuscirci è avere l’uretra completamente vuota, quindi aver urinato prima della stimolazione sessuale. Quando il punto G viene stimolato provoca una forte sensazione di dover urinare. Questo di solito dura alcuni secondi prima che tale sensazione si trasformi in una sensazione piacevolmente sessuale. La stimolazione clitoridea aiuta. Se una donna sente che deve urinare e spinge verso l’esterno usando i propri muscoli vaginali (si tratta di un riflesso naturale), ignorando la paura della minzione, è molto probabile che avvenga l’eiaculazione femminile. Ovviamente bisogna riuscire ad eliminare tutte le inibizioni e le paure.
Ara
L’eiaculazone femminile permette alla donna non solo di avere una sensazione di incomparabile liberazione, ma anche di sentire una delle sensazioni più intense che si possano provare come quella dell’orgasmo combinato con l’eiaculazione femminile. Affitta appartamenti a Berlino e goditi la tua vita sessuale in una delle città più aperte d’Europa.
Dal 7 Luglio al 9 Ottobre il Bröhan Museum di Berlino esibisce Le Donne Orafe nell’era Bauhaus. La mostra recupera il lavoro realizzato da donne che osarono dedicarsi a un’attività destinata agli uomini, e che innovarono il concetto di disegno decorativo nell’oreficeria, trasformandolo in un’espressione d’arte.
La mostra esibisce più di 150 oggetti in oro ed argento provenienti da collezioni private, musei e alcune proprietà del Museo Bröhan, create da donne orafe negli anni ’20 e ’30 del secolo scorso, con una chiara impronta della Scuola Bauhaus. La mostra include opere delle presigiose artiste Paula Straus ed Emmy Roth, oltre ai lavori di 13 donne che, sebbene in misura minore, eccelsero in questa disciplina.
Paula Straus nacque nel 1894, e lavorò disegnando in una fabbrica di oggetti d’argento altamente apprezzati per i concetti modernisti sviluppati in un ambito fondamentalmente conservatore. I suoi lavori incorporarono metodologie che permisero la produzione in serie, e per questo viene considerata la madre dell’oreficeria moderna. Il suo repertorio si compone di di 100 disegni di ogni tipo di ogetti domestici e decorativi.
Straus venne arrestata dai nazisiti per le sue origini ebree, e fu trasferita nel campo di concetramento di Theresienstadt nel 1942, dove morì un anno dopo in orribili condizioni.
Emmy Roth nacque nel 1885. Il suo lavoro di disegno è considerato un’opera d’arte per la semplicità delle sue linee e la pulizia dei dettagli. Arrivò a Berlino nel 1925 ed impose le sue opera, come i moderni servizi da caffè, quadri e candelabra. Nel 1933 dovette fuggire in Francia a causa della persecuzione nazista contro gli ebrei. Successivamente seguì una lunga migrazione che alla fine la portò a finire i suoi giorni in Israele.
L’oreficeria è stata fondalmente classificata come un’arte minore o come artigianato. Solo in occasioni molto speciali e quando è stato aggiunto un capitale addizionale, come ad esempio il passare del tempo, si è tornati a considerarla come un’arte maggiore. Nonostante questo, la Scuola della Bauhaus integra l’oreficeria nella categoria delle arti, sviluppando le proprie teorie sul lavoro simbolico dell’artigiano nella società industriale.
L’idea della Scuola Bauhaus era diffondere l’arte attraverso la vita, nella quale l’arte nascesse come un gesto dell’essere umano in relazione al medio, e si sviluppasse in una società in cui le contraddizioni di classe fossero risolte. Da questo derivava che non si riconoscesse differenza tra un lavoro puramente ideale e uno manuale, come quello dell’oreficeria.
Per conoscere le vite ed il lavoro di queste donne che ispirarono la Scuola Bauhaus, devi soltanto andare al Museo Bröhan se ti trovi negli appartamenti a Berlino
Ci sono cose che ti segnano nella vita, fatti trascendentali che stabiliscono un prima e un dopo. Le cose non tornano ad essere le stesse nel bene e nel male. Estremamente bene nel mio caso, quando lessi un articolo su un giornale sul pompoarismo, e raccontarlo alla mia ragazza le fece risvegliare la voglia di praticare questa tecnica e ora la nostra vita sessuale è migliorata.
Di cosa si tratta nello specifico? Il pompoarismo è una tecnica sviluppata dalle tailandesi per dare maggiore piacere ai loro amanti. Non sappiamo quando iniziò ad essere utilizzata, ma una volta sviluppata è stata trasmessa di madre in figlia, generazione dopo generazione. La tecnica è molto efficace.
Il pompoarismo consiste nel dominio del muscolo pubococcigeo, quello che permette alle donne di contrarre e rilassare la vagina quando si desidera, facendo in modo che il pene abbia una stimolazione maggiore e che si possa accelerare o ritardare l’organo maschile. Per dirlo in termini molto più semplici : è come ricevere un massaggio e al tempo stesso si produce una penetrazione. Una vera delizia. Alcuni lo comparano al sesso anale, in cui il pene si sente più strofinato.
Ma non credete che il pompoarismo soddisfi solo gli uomini. Anche le donne godono molto e sperimento maggior piacere quando raggiungono una penetrazione più intensa durante il coito contraendo i muscoli della loro vagina.
Esistono tre esercizi che aiutano le donne a dominare il pomparismo:
Il primo si realizza seduta su una sedia.Bisogna tenere le mani appoggiate al muscolo,la schiena retta inclinata leggermente in avanti e i piedi separati di 20 centimetri. Bisogna contrarre i muscoli della vagina come se stringesse qualcosa e contare fino a cinque per poi tornare a rilassarsi. 10 minuti al giorno di questo esercizio sono sufficenti.
Il secondo esercizio si pratica in piedi e con le braccia rilassate ai lati del corpo. Bisogna contrarre i muscoli della vagina e dell’ano contando fino a 5 e dopo tornare a rilassarli. Bisogna aumentare l’intensità ogni volta che si ripete.
Il terzo esercizio avvine sul letto e consiste nel contrarre i muscoli dell’ano cinque volte aumentando l’intensità gradualmente. Dopo dovrete contrarre i muscoli della vagina cinque volte. 10 minuti al giorno di queste contrazioni saranno sufficenti.
Anche se la tecnica è stata sviluppata dalle donne, ci sono uomini che la praticano contraendo lo sfintere ed il perineo durante il coito e questo aiuta a migliorare il controllo dell’erezione e l’eiaculaizone, anche se i movimenti sono meno percettibili per le donne.
Una grande tecnica,senza dubbio. Il pompoarismo può essere il cammino verso una vita sessuale più intensa senza la necessità di essere un esperto del tema.
Miruton
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KW69, lo spazio espositivo libero e sperimentale del Kunstwerke di Berlino, propone una modalità curatoriale molto speciale per la creazione delle sue mostre. Contrariamente alla norma, ogni artista partecipante inviterà il successivo, e si tratterà di brevi esposizioni, della durata massima di un mese. Questa decisione permetterà una rotazione continua, che darà spazio a nuovi talenti.
La prossima mostra sarà dell’artista tedesca Corinne Wasmuth, pittrice, il cui lavoro possiede una forza particolari rispetto ad altri, per l’uso particolare di colori violenti e dei diversi strati di vernice, che creano l’illusione di retroilluminazione della tela stessa. Per i suoi dipinti, Corinne utilizza immagini di vita quotidiana, convertendole in narrazione pittorica grazie all’uso particolare dei colori.
D fatto, le sue opere possiedono un potere visuale peculiare, anche grazie alla filosofia dell’artista stessa, che considera il colore come un marchio vivo, che accompagna l’essere vivi. “Quando muore un essere vivente”, dichiara Corinne in un’intervista,”i colori diluiscono, scompaiono. Le piante diventano marroni. E quando un essere umano passa a miglior vita, il suo corpo diviene pallido, ceruleo. Il corpo è la parte esteriore, senza colore, che resta da questo lato della vita, nel mondo materiale. Per me il colore rappresenta l’altra parte della vita, l’aldilà.”
In una delle sue opere più conosciute, “astronauti”, rappresenta la visione interna di una grotta. Il dipinto mostra cristalli che crescono dalla parete di qusto “tunnel”, in cui gli astronauti appaiono catturati come insetti nell’ambra. La metafora della grotta è un chiaro riferimento al mito di Platone e alla creazione di un mondo di finzione intimo e indipendente dall’esterno, dove l’essere umano etereo (gli astronauti in questo caso) si trova catturato.
Per l’artista è come se il colore dei nostri corpi fosse illuminato da dentro. Per questo cerca di “dar vita” alle sue tele grazie ad un uso di molti strati di colore e vernice che forniscono un effetto di grande impatto sullo spettatore. Il colore ci attrae. Anche Corinne afferma che le sue tele hanno la straordinaria capacità di attirarci, di catturare la nostra attenzione. Perchè sul dipinto i colori ci appaiono vivi come se fossero quelli di un corpo in carne ed ossa.
Corinne Wasmuht, nata nel 1964 a Dortmunt, Germania, vive e lavora a Berlino. Ha mostrato le sue opere in molti centri d’arte contemporanea in tutto il mondo, e quest’ anno le sue opere sono state esposte al Meyer Riegger Galerie de Berlin, nel Kunstraum de Innsbruck e al Oberrheinischer Kunstpreis de Offenburg.
La mostra KW69 #6 verrà inaugurata il 27 luglio alle 19:00, e sarà visibile fino al 28 agosto. Maggiori informazioni al sito web: www.kw-berlin.de.
menschauser
Se volete conoscere il progetto KW69 approfittandone per contemplarei colori vivi delle opere di Corinne Wasmuht, vi raccomandiamo di affittare appartamenti a Berlino e di passare alcuni giorni dedicati all’arte visiva.
Sono ottanta. Vivono e lavorano a Berlino. Sono artisti emergenti internazionali, presenti sulla scena artistica da non più di cinque anni. Le loro opere verranno esposte per sei settimane nel Based in Berlin, un evento che dimostra ancora una volta quanto sia meritata la reputazione di Belrino come musa dell’ispirazione creativa. Dall’8 giugno al 24 luglio.
Dipinti, disegni, sculture, film, video, spettacoli, concerti, performance, installazioni, workshop, dibattiti… Le 1001 facce dell’arte contemporanea troveranno spazio in questa mostra in vari luoghi della capitale tedesca. Dalla caduta del muro nel 1998, Berlino è diventata un punto di riferimento mondiale per la produzione artistica più all’avanguardia. Cosmopolita, dinamica e creativa. Anche se molti artisti che decidono di lavorare e di abitare in questa città sono soliti esporre le proprie opere altrove.
Proprio per questo fatto viene organizzato Based in Berlin, un evento che vuole rendere visibile ed acessibile la produzione berlinese attuale, e più ampio il suo pubblico. Originari da 26 paesi, gli ottanta artisti convocati sono il risultato di un lavoro certosino realizzato dal novembre 2010 dai cinque curatori della mostra: Angelique Campens, Fredi Fischli, Magdalena Magiera, Jakob Schillinger e Scott Cameron Weaver.
Anche il pubblico è invitato a partecipare all’evento. Nel muro del gruppo Facebook di Based in Berlin vengono pubblicati quotidianamente annunci del tipo “Cercasi ragazzo/a con aria androgina che rimanga sdraiato/a per 2.30h per un’installazione (…)”. Se sei alto almeno 1.80m, sai suonare il piano, hai tra 25 e 35 anni e non hai impegni per le sei settimane di durata dell’evento, hai la missione di montare una performance a Berlino. E sarai ricompensato.
Lo spazio espositivo principale di Based in Berlin sarà uno studio artistico situato nel Monbijoupark, a Mitte. Oltre al KW Institute for Contemporary Art, la galleria nazionale Hamburger Bahnhof, il Neuer Berliner Kunstverein (N.B.K) ed il museo Berlinische Galerie. L’entrata ad ognuno di questi spazi è gratuita, eccetto se vuoi iscriverti a una camminata attraverso i cinque spazi della mostra.
Ricorda anche che ogni sabato o domenica si può partecipare ad un incontro con gli artisti, e si realizzano persino workshop per i bambini. Un deposito di biciclette permette di prenderne una e andare da uno spazio espositivo all’altro pedalando. Se le tue gambe hanno bisogno di riposo, il bar Monbijou è aperto fino a mezzanotte, quando le sale della mostra spengono le luci.
CC
Al giugno 2011 non manca l’arte: il 4 apre la Biennale di Venezia e il 15 la 42ª edizione di Art Basel. Based in Berlin si fa spazio a partire dall’8 giugno. Organizza le tue prossime vacanze il prima possibile, e guadagna tempo scegliendo gli appartamenti a Berlino
Dopo il terremoto, lo tsunami e il disastro nucleare di Fukushima, l’artista giapponese Leiko Ikemura, pittrice e scultrice, si domanda quale sia il ruolo dell’arte in questo momento e quale sia il suo eventuale potenziale per affrontare la crisi multiforme che stiamo vivendo. L’arte può essere un mezzo di riflessione? Come possiamo far fronte ai problemi contemporanei facendo perno sull’arte? A tutte queste questioni Leiko risponde invitando un gruppo di artisti a dibattere sul tema in un ciclo di conferenze, tavole rotonde e mostre che avranno luogo fino al 17 luglio 2011 nell’ambito del ciclo espositivo KW69 dell’Istituto d’Arte Contemporanea Kunstwerke di Berlino.
Il KW69, edificio situato di fronte al KW – Istituto d’Arte Contemporanea, offre uno spazio per il dialogo permanente tra gli artisti, una specie di centro sperimentale dove, per un anno, verranno realizzati numerosi progetti artistici di diversa natura, tutti in rapida successione. L’artista invitato inviterà il seguente, e creerà in questo modo un interessante intercambio di ruoli, una rete che andrà –presumibilmente- ampliandosi fino a toccare artisti ancora sconosciuti nel mondo dell’arte. In questa dinamica, così insolita per un museo, si inserisce la proposta di Leiko Ikemura, che fino al 17 luglio rifletterà sulla relazione conflittuale che vincola la natura, il progresso, l’economia e gli esseri umani.
L’artista Leiko Ikemura, nata nel 1951 a Tsu (Giappone), è pittrice e scultrice. Ha studiato letteratura spagnola e pittura in Giappone e in Spagna, precisamente a Siviglia (Scuola Superiore di Belle Arti di Santa Isabella d’Ungheria). Dal 1990 vive e lavora tra Colonia e Berlino, dove insegna pittura presso l’Università d’Arte. La sua prima mostra individuale risale al 1979 in Svezia (Luzern), nella Galerie Regenbogen, e da allora questa artista ha riscosso un successo mondiale e le sue opere sono state esposte nei principali centri d’arte contemporanea di tutto il mondo. Quest’anno realizzerà anche una mostra individuale nel MOMAT –Museo Nazionale d’Arte di Tokyo, una retrospettiva nel Mie Prefectural Art Museum di Tsu e la mostra “Leiko Ikemura” nella Galeria Karsten Greve di Parigi.
Sotto il titolo programmatico “Fukushima e le conseguenze”, l’esibizione del KW mostrerà opere che riflettono sulla situazione attuale a Fukushima e nel nord del Giappone, interrogandosi sui cicli di creazione e distruzione del pianeta e sulla partecipazione degli esseri umani nella distruzione di tali cicli.
Tra gli artisti che parteciperanno troviamo: Curtis Anderson, Katharina Grosse, Jun Kaneko, Boris Mikhailov, Daido Moriyama, Yoko Ono, Yutaka Takanashi, Shōmei Tōmatsu, Rosemarie Trockel e Wim Wenders.
“Fukushima e le conseguenze” prevede anche un ciclo di pomeriggi interdisciplinari e dibattiti con architetti sulla ricostruzione, l’emergenza alloggi, il livello d’efficienza nella produzione d’energia e l’enorme problema di sicurezza che implica.
menschauser
Se ti interessa intervenire in questo dibattito, ti raccomandiamo di affittare appartamenti a Berlino e venire a conoscere lo spazio KW e le sue interessanti inziative.