Oct 31

Festival di jazz di Berlino

icon1 berlinblogger | icon2 Berlino | icon4 10 31st, 2011| icon31 Comment »

Non sappiamo se svegliandosi al mattino il prestigioso trombonista svedese Nils Landgren sentì qualcosa di particolare, e se ebbe la sensazione di aver perso qualcosa d’ineffabile durante le ore precedenti di sonno, quel giorno in cui conobbe Bengt-Annr Walling ed Eje Thelin. Qualcosa ci fa credere che nei giorni in cui la nostra vita cambia direzione si verifichino molteplici segni premonitori che annunciano il cambiamento, vari segnali nell’aria che in qualche modo percepiamo ma che non sappiamo interpretare.

festival <b>jazz</b> berlino

Ma forse siamo noi stessi a creare a posteriori questi avvertimenti di un’imminente avventura, godendo del vantaggio retrospettivo che regalano i fatti già consumati, che, una volta modellati convenientemente nella nostra immaginazione, non possono essere più ricordati diversamente –anche se si può dire che ogni volta che ricordiamo qualcosa lo facciamo in una forma nuova-.

In ogni modo, ciò che è sicuro, ciò che dicono le enciclopedie, è che, come se si trattasse di personaggi di un’antica saga nordica, l’incontro tra questi due mitici pionieri trasversali del jazz svedese fece sì che Landgren abbandonasse la direzione musicale segnata dalla sua formazione classica nei Conservatori di Karlstad e Arvika, e si avventurasse nel cammino incerto e capriccioso dell’improvvisazione, disegnando in questa deriva le forme di un mondo che per la prima volta poteva dire suo.

Al suo lungo cammino come solista e pagatissimo musicista, Landgren somma già da tempo la direzione artisitica del magnifico Festival di Jazz di Berlín, uno dei più importanti d’Europa, che quest’anno abbandona, ragione per la quale il programma di questa edizione http://www.berlinerfestspiele.de/en/aktuell/festivals/07_jazzfest/jazz_start.php che prevede l’esibizione di più di duecento musicisti ripartiti in trentadue formazioni e ventiquattro concerti differenti, risulta particolarmente speciale ed emotiva.

Da oltre quarant’anni la capitale tedesca si veste di jazz per accogliere l’onda malinconica del mese di Novembre, incrementata quest’anno dal sentimento d’addio a questo instancabile musicista che ha regalato al festival così tante sessioni gloriose.

Non sarà Landgren, tuttavia, l’unico omaggiato, visto che il programma prevede anche un tributo all’indimenticabile musica del compositore italiano specializzato in colonne sonore Nino Rota, in occasione del primo centenario della sua nascita.

E per aggiungere un pizzico in più di malinconia, ecco il jazz polacco, la cui sorprendentemente ricca e multicolore gamma musicale vuole essere conosciuta come merita, ergendosi in questa edizione ad autentico cuore dell’evento, non solo grazie alle esibizioni di musicisti come Tomasz Stańko, Leszek Możdżer, Adam Pierończyk, e gli Oleś Brothers, ma anche, in modo tutto speciale, grazie alla mostra Adiacenti: Polonia-Germania. 1000 anni d’arte e storia nel Martin-Gropius-Bau.

Charles Lloyd, Ida Sand, Lizz Wright, Gregory Porter, il Quintetto Swallow di Carla Bey e gli Blue Touch Paper di Collin Tomis sono solo alcuni dei nomi che compongono il resto del programma, ripartito come semopre tra palcoscenisci emblematici come quello dell’Haus der Berliner Festspiele, A-Trane, Quasimodo, Georg-Neumann-Saal  e l’Hotel Savoy.

 

 

 

 

 

 

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Un programma in definitiva ampio e vario, che illustra alla perfezione l’incredibile ricchezza della musica jazz. Lasciati sedurre da lei e dalle sue cadenze autunnali se affitti appartamenti a Berlino durante il festival.

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Oct 28

Berlin Music Days

icon1 berlinblogger | icon2 Berlino | icon4 10 28th, 2011| icon31 Comment »

Se analizzassimo la geografia e la storia europee alla ricerca della città più idonea a celebrare un festival di musica elettronica, sarebbe davvero difficile trovarne una che possa essere messa a paragone con Berlino. Dagli inizi del XX secolo e con una relazione diretta non solo con le arti plastiche e la letteratura ma anche con lo sviluppo delle nuove (all’epoca) tecnologie, e forse in particolar modo con il cinema, la capitale tedesca ha sempre riconfermato la sua storia d’amore intensa e continua con una visione del futuro in cui suoni e rumori provenienti dall’industria e dall’elettronica, insieme agli immaginari futuristi a questo associati, hanno un ruolo fondamentale.

berlin <b>music</b> days

Sufficienti indizi di questo fenomeno possono essere trovati sia nei film degli anni Venti come Metropolis o La donna sulla Luna di Frits Lang, girata negli stessi studi della UFA che cinquant’anni più tardi saranno utilizzati da David Bowie nei suoi primi due album della trilogia berlinese per collocare la musica elettronica al centro della cultura pop. Ovviamente non stava scoprendo niente di nuovo, ma in qualche modo seguiva la scia della stella di gruppi tedeschi come i Kraftwerk o i Neu!, autentici innovatori e pionieri decisivi nella composizione di canzoni scritte per essere interpretate completamente con strumenti elettronici.

Non risulta strano quindi che Berlino sia la sede di BerMuDa, acronimo di Berlin Music Days, uno dei festival di musica elettronica più importanti del mondo, che celebrerà la sua terza edizione nella capitale tedesca tra il due e il cinque Novembre. (http://bermuda-berlin.de/home-news-en.html).

Si tratta di un evento straordinario e unico che richiamerà migliaia di persone tra appassionati, musicisti, membri di case discografiche, artisti e giornalisti provenienti da diverse parti del mondo. Di fatto l’edizione dell’anno passato ebbe circa 50.000 partecipanti e quest’anno gli organizzatori sperano di superare questa cifra.

L’offerta del festival, dallo spirito chiaramente indipendente, è semplicemente entusiasmante e comprende sia performance di DJ ed esibizioni ripartite in decine di luoghi della città sia un’amplissima gamma di laboratori, tavole rotonde, conferenze, esposizioni ed espressioni culturali varie -con speciale attenzione alla moda- connesse al mondo della musica elettronica.

Le frenetiche attività del giorno saranno coronate di notte dalle tanto attese BerMuNightsa cui si deve l’organizzazione di feste grandi e spettacolari con i DJ più prestigiosi e le etichette discografiche specializzate nei club nelle discoteche più intensamente moderne e all’avanguardia di Berlino fino a tarda notte.

Ma la ciliegina su questa torta succulenta sarà la celebrazione del Fly BerMuDa il 5 Novembre, una megafesta nell’antico aeroporto Tempelhof, che l’anno scorso riunì 10.000 amanti dei rave e dell’elettronica.

 

 

 

Paul Oilzum Only-apartments AuthorPaul Oilzum

Se affitti appartamenti a Berlino in quel periodo e hai voglia di ballare fino a perdere i sensi, non perderti quest’evento straordinario che farà vibrare la città intera con un’energia capace di mandarla, forse come tributo al film di Fritz Lang, fino alla Luna.

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Oct 27

L’Isola dei Musei a Berlino

icon1 berlinblogger | icon2 Berlino | icon4 10 27th, 2011| icon31 Comment »

Probabilmente la capitale tedesca è oggi una delle città più cosmopolite, aperte e interessanti del Pianeta. La grande opera di ricostruzione portata a termine dal governo tedesco in seguito alla riunificazione ha creato alcuni spazi di dimensioni colossali dedicate sì all’amministrazione e al commercio, ma anche alla cultura e al divertimento. Tra queste nuove aree spicca, per le sue dimensioni, per la qualità e maestosità delle opere architettoniche, l’Isola dei Musei (Museumsinsel), circondata dalla Sprea. Questo spazio non è nuovo, ma esiste già dall’epoca prussiana. Gravemente danneggiato durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, fu successivamente segnato da quella ferita fisica e psichica che fu il Muro di Berlino. Grazie a un complesso e completo piano di restauro e costruzione (il quale si concluderà definitivamente nel 2015), l’Isola sta acquistando un lustro forse senza precedenti nella storia dell’umanità.

isola <b>musei</b> berlino

L’Isola dei Musei è come una città nella città. Le sue dimensioni sono tanto spettacolari che ci vorrebbero diversi giorni per farsi un’idea dei tesori che vi si trovano, per non parlare poi del tempo necessario se si ha intenzione di godere con calma delle opere custodite all’interno dei suoi musei. È consigliabile acquistare biglietti giornalieri (circa 7€) o settimanali (meno di 30€), i quali includono trasporti, accesso a musei e possibilità di sconti.

Ma cosa si può visitare sull’Isola dei Musei? Dunque, l’offerta è enorme. Indipendentemente dalle mostre temporanee, non ci si può perdere il Museo di Pergamo (Pergamonmuseum), con le sue collezioni archeologiche comprendenti pezzi spettacolari, quali la Porta di Ishtar di Babilonia o l’Altare di Zeus di epoca romana. Degna di una visita è anche la magnifica collezione d’arte bizantina del Museo Bode (Bode-Museum) e la pittura ottocentesca donata dal banchiere H.G. Wagener all’Antica Pinacoteca Nazionale (Alte Nationalgalerie). Senza alcun dubbio una delle stelle più splendenti del cielo berlinese è il busto di Nefertiti, il quale può essere ammirato nel Museo Nuovo (Neues Museum), ricco di un’impressionante collezione archeologica che parte dall’Antico Egitto. Rimane ancora il Museo Antico (Altes Museum), una pinacoteca ottocentesca realizzata nello stesso stile dei primi centri d’arte europei, come il Louvre o il Prado, a partire da collezioni reali e donazioni nobiliari (più o meno imposte). Se i numeri non ci ingannano, abbiamo qui cinque strutture diverse con collezioni vertiginose al loro interno. E se questo non bastasse si sta portando a termine la Galleria James Simon, che si propone come spazio espositivo e centro visitatori. Il viaggiatore che desidera ulteriori informazioni a riguardo potrà trovare molto altro ancora sulla pagina ufficiale:

http://www.smb.museum/smb/home/index.php.

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Ricorda che vista la frizzante vita culturale, economica e politica della capitale tedesca è necessario prenotare in anticipo degli appartamenti a Berlino

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Oct 26

La pittura Romantica a Berlino

icon1 berlinblogger | icon2 Berlino | icon4 10 26th, 2011| icon31 Comment »

All’interno di quel colossale spazio dedicato all’arte che è situato a nord di Berlino, chiamato Isola dei Musei, si trova uno degli spazi espositivi meno conosciuti, purtroppo ingiustamente. Stiamo parlando dell’Antica Galleria Nazionale, traduzione del nome tedesco Alte Nationalgalerie. Situata in un bel palazzo ottocentesco, dominato da una doppia scalinata e da alcune aristocratiche colonne di ispirazione classica, l’origine di questa delicata collezione è da attribuire ad una donazione realizzata da un banchiere, un tale Joachim H.W. Wagener, che ha fatto dono allo stato prussiano di più di duecentocinquanta opere di sua proprietà, per la gioia del pubblico interessato. Come è successo in praticamente tutta Berlino, l’edificio è rimasto fortemente danneggiato durante la Seconda Guerra Mondiale, e le sue collezioni praticamente dimenticate durante i primi anni del dopoguerra. Tra gli anni 40 e 60 fu restaurato due volte, ma solo fu  dopo il suo restauro a seguito della riunificazione (1998-2001) che è riuscito a tornare all’antico splendore. La riapertura al pubblico è avvenuta nel 2001.

pintura romantica berlin

La pinacoteca raccoglie diverse sculture di ottima qualità, oltre a opere di impressionisti e pre-impressionisti francesi di indubbia fama (Manet, Monet, Degas, Renoir e Cezanne, che da soli sono un’ottimo motivo per visitare la Galleria), ma la sezione più interessante di tutte è senza dubbio quella riguardante la pittura Romantica tedesca. Gli artisti di questa corrente erano conosciuti come i Nazarener (Nazareni o Romani), perchè seguendo il costume dell’epoca, tutti si imbarcarono in un lungo e proficuo viaggio in terra italiana, seguendo il Grand Tour. Ricordiamo che questo periplo si trovava a metà strada tra l’iniziazione e l’ampliamento degli studi, ed aveva come obiettivo ultimo Roma e la conoscenza in prima persona di quello che era rimasto dell’antico Impero. Il tema delle rovine, così caro agli artisti romantici, si prestava a mille meraviglie, come scusa per l’elaborazione di opere di varia indole. In questo modo, il paesaggio serviva da pretesto per l’elucubrazione su temi quali la fugacità della vita e la morte inevitabile.

Ma, senza dubbio alcuno, se c’è un nome che ha trasceso i manuali d’arte universale, è sicuramente quello di Caspar David Friedrich (1774-1840), e specialmente la sua tipica e simbolica opera Viandante su un mare di nebbia (1817-1818). Nella Galleria Nazionale Antica possiamo trovare un’importante mostra di disegni e dipinti di Friedrich, che si divide la scena con altri autori Romantici. La Alte Nationalgalerie possiede anche opere che riguardano il periodo del Romanticismo iniziale post-impressionismo. Tra gli artisti di questa corrente, spicca senz’altro Max Liebermann (1847-1935), con una tematiche molto più vicina ai quadri popolari e marginali, con già il gusto dei movimenti realisti e naturalisti che avrebbero trionfato di lì a poco, a fine XIX secolo.

Ricorda che l’Antica Galleria Nazionale apre alle 10 di mattina e chiude alle 6 di pomeriggio. Qui c’è un link con le informazioni pratiche: http://www.smb.museum/smb/standorte/index.php.

Candela Vizcaíno Only-apartments AuthorCandela Vizcaíno

Un ultimo consiglio: prima di preparare le valigie, assicurati di prenotare per tempo appartamenti a Berlino

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Oct 25

Fino al 27 novembre il Museo Martin Gropius Baudi Berlino espone l’opera fotografica del giornalista nordamericano W. Eugen Smith. La mostra ricerca nel lavoro di Smith il compromesso estetico, politico e sociale che lo convertì in un fotografo di culto, il rappresentante emblematico delle avanguardie del fotogiornalismo tra gli anni ’40 e la fine degli anni ’70.

eugene smith berlin

W. Eugene Smith, Tanz der flammenden Kohle, 1955

© The Heirs of W. Eugene Smith, courtesy Black Star, Inc., New York

 

W. Eugen Smith nacque a Wichita, Kansas, Stati Uniti, nel 1918. Studiò presso l’università Notre Dame dell’Indiana senza portare a termine il suo corso di studi a causa della morte del padre. Per questo motivo si trasferì a New York, dove inizia a studiare all’Istituto di Fotografia. La sua relazione con la camera e l’immagine era iniziato a 15 anni, quando sperimentava con una macchina fotografica del padre. All’inizio considerato solo come un secondo lavoro, con il tempo il suo rapporto con la macchina fotografica e la realtà lo portò a sperimentare uno stile narrativo attraverso l’immagine, dimostrando che una fotografia ben fatta ha un impatto maggiore rispetto a quello suscitato da un testo riassuntivo della situazione.

Nel 1937 inizia a lavorare al Newsweek, dove realizza interessanti lavori, anche se sente che non può rompere con i rigidi schemi giornalistici che vedono la fotografia come un completamento di importanza secondaria rispetto al reportage. Un anno più tardi si ritirerà a lavorare da free lance per varie agenzie fotografiche di New York, realizzando lavori per la prestigiosa rivista Life.

La Seconda Guerra Mondiale costituì un incentivo per il suo lavoro. Si trasferì sul Pacifico Sud partecipando come corresponsabile ai voli di ricognizione. A guerra quasi terminata si vincola nuovamente a Life come corresponsabile della zona e realizza importanti reportage dal fronte della battaglia,  caratterizzati da un taglio personale che si realizza nello sguardo rivolto alla sofferenza umana causata dalla guerra, immagini in grado di sconvolgere i lettori. Concluse la guerra gravemente ferito a causa dell’audacia dimostrata durante la sua attività di ricerca di immagini.

Il suo primo reportage di rottura e denuncia politica del razzismo negli Stati Uniti si intitola Nurse Midwife, del 1951. Il lavoro è incentrato sul lavoro dell’ostetrica di colore Maud Callen, la quale deve muoversi su un territorio dove la legge bianca determina i ritmi della vita quotidiana dei suoi abitanti e il Ku Klux Klan terrorizza chi la infrange.

Smith fu sempre un ribelle e vide nella fotografia una via per mostrare le ingiustizie e i dolori dell’umanità. Uno dei suoi ultimi lavori fu dedicato a mostrare le gravi conseguenze della modernizzazione e dello stile di sviluppo nella città di Minamata, in Giappone, dove l’industria petrolchimica Chisso versò mercurio nelle acque causando gravi danni alla sua popolazione. Durante questa indagine fotografica Smith fu picchiato dai buttafuori dell’azienda in questione, incidente che gli causò gravi danni.

Per ulteriori informazioni http://www.berlinerfestspiele.de/de/aktuell/festivals/11_gropiusbau/mgb_frz_ita_span/mgb_programm_spa/2011_mgb_programm_span/mgb11_smith_span.php

Nancy Guzman Only-apartments AuthorNancy Guzman

Un gran progetto per questo autunno è quello di trascorrere alcuni giorni di riposo, tra bar, musei e shopping, in uno degli appartamenti a Berlino In questo caso non perdete il museo Martin Gropius Bau, per conoscere l’opera di questo giornalista, che oltre all’arte e alla fotografia, ha avuto come obiettivo la denuncia sociale attraverso l’estetica.

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Oct 24

Cinema espressionista tedesco

icon1 berlinblogger | icon2 Berlino | icon4 10 24th, 2011| icon31 Comment »

Investigando sul movimento espressionista tedesco mi venne subito in mente un gruppo di meravigliosi film degli inizi del secolo XX che furono alla base del movimento artistico denominato espressionismo e che sono dei veri e propri gioielli, non solo relativamente a questa corrente artistica ma al cinema in generale. Si tratta di film realizzati tra il 1919 e il 1926, in un momento storico segnato dalla Prima Guerra Mondiale.

cinema espresisonista tedesco

Il primo film, probabilmente il più importante, è Il Gabinetto del Dottor Caligari, diretto da Robert Wiene nel 1919. Credo che di questi tempi esistano pochissime persone appassionate di cinema che non abbiano ancora visto questo film, ma intendo fare comunque un breve sunto. Il film parla di un dottore pazzo che viaggia attraverso la Germania con il suo spettacolo, parte di un circo ambulante, dove appare un sonnambulo chiamato Cesare, interpretato dal grande Conrad Veid. Il sonnambulo, il quale predice il giorno della morte dei visitatori della fiera, risulta essere un assassino assoldato da Caligari. Per grandi linee è questa la trama del film, ma la cosa veramente interessante, a parte la sua trama strana e terrificante, è il lavoro artistico di Walter Roehrig e Reimann, provenienti dal gruppo “Der Sturm”. Questi consegnarono alla scenografia un ambiente oscuro e fantastico, dove le forme sfidavano le leggi naturali, con architetture che esaltavano ciò che l’opera intendeva trasmettere, il dramma e la tensione psicologica, il tutto interpretato con cura da Wiene e dal suo team.

Il secondo grande film dell’espressionismo tedesco è Nosferatu, di Friedrich Wilhelm Murnau, opera che fa parte del cosiddetto Kammerspielfilm, dove l’espressionismo sostituisce le scenografie dipinte e chiuse con un avvicinamento agli esterni e alla natura. Murnau ricrea la storia di Dracula insieme all’eccezionale attore Max Schreck, con una tale maestria da fargli meritare il riconoscimento di primo e grande film sui vampiri e gioiello dell’espressionismo tedesco.

Il terzo film è Metropolis, dell’austriaco Fritz Lang, regista di culto come Murnau e Wiene, il quale realizzò il suo primo film nel 1919. Metropolis risale al 1926 e rappresenta la sua opera più importante, nonostante i riconoscimenti ottenuti da “I Nibelunghi” e “La morte stanca”. Il film narra la dominazione della classe operaia a opera delle classi al potere, con uno sfondo critico sociale e una trama che si svolge nell’anno 2000, un futuro visto da Lang come schiavizzante e disumanizzante. È l’esordio di quello che noi conosciamo come “cinema di finzione”, all’interno del quale si ascrivono film famosi quali “2001” di Kubrik e “Blade Runner”. L’estetica del film sovrasta di gran lunga la trama, grazie a una regia artistica impeccabile, una fotografia speciale e una scenografia impressionante, la quale ricrea una città futuristica mista a scene classiche, come il cambio di turno dei lavoratori della città sotterranea. Un vero e proprio gioiello, che completa il trio più importante del cinema espressionista tedesco.

Luz Obscura Only-apartments AuthorLuz Obscura

Si inizia a sentire la brezza autunnale, tempo ideale per un viaggio. Prepara una gita e prendi in affitto appartamenti a Berlino la città dell’isola dei musei e dei movimenti artistici d’avanguardia.

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Oct 21

Nonostante vi siano leggende che la narrano come figlia di Estige, per la sua condizione di dea dell’oltretomba, la tradizione posteriore a Omero vede Persefone come la figlia di Zeus e Demetra; quest’ultima è nata dall’incesto tra Crono e Gea e responsabili dell’evirazione di Urano, padre di Crono e amante di Gea.

museo <b>pergamo</b> berlin

Demetra è la dea del grano e dell’agricoltura, a differenza della madre che invece rappresenta la terra.

Le prime testimonianze che abbiamo su Demetra risalgono agli Inni Omerici: un giorno Persefone era uscita a raccogliere fiori in compagnia della ninfa Liana e forse di altre ninfee dell’oceano, quando Ade, fratello di Demetra e dio degli inferi la rapì. Non si sa con precisione dove avvenne il rapimento. Alcuni pensano in Tracia, alcuni in Ionia o nel bosco sacro a Megara e altri in Magna Grecia. Lo zio era innamorato della nipote da tempo e nonostante le varie proposte di matrimonio, Persefone aveva sempre rifiutato. Un giorno Ade fece nascere dalla terra il più bello dei narcisi; Persefone rimase incantata a guardarlo e Ade fece aprire la terra per portarla negli inferi con lui. Demetra cominciò a cercare la figlia disperatamente, ma invano, fermando per la tristezza la vita della terra. Quando Zeus se ne accorse (alcune versioni lo indicano come complice di Ade), timoroso per la fine del genere umano, ordinò agli dei dell’Olimpo che persuadessero Demetra a far tornare la terra fertile, ma inutilmente. Chiese così a Ermes di fare da mediatore e convincere Ade a far tornare Persefone sulla terra. Ma lo zio con uno stratagemma, fece in modo che la ragazza mangiasse dei semi di melograno, atto che la vincolerà per sei mesi all’anno agli inferi. Nel mito vi sono elementi dei racconti su Cibele e Attis, Astarte e Tammuz, Iside e Osiride dove però la relazione tra amanti è cambiata con una di madre-figlia.

È in questo contesto che si deve inserire la bella statua greca che forse sorreggeva un frutto di melograno. La statua, di marmo, risale al 580-560 a.C. e misura quasi 2 metri di altezza. Si può ammirare nel Museo di Pergamo a Bserlino. (http://www.smb.museum/smb/standorte/index.php?lang=en&objID=27&p=2).

 

Paul Oilzum Only-apartments AuthorPaul Oilzum

Utilizzata probabilmente come scultura funeraria, sembra trattarsi della rappresentazione di una donna agghindata con ricchi ornamenti con una acconciatura estremamente elaborata. Il suo sorriso enigmatico rappresenta forse i misteri dei cicli vegetativi he potrai vedere se affitti uno degli appartamenti a Berlino .

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Oct 20

Gerry Schum a Berlino

icon1 berlinblogger | icon2 Berlino | icon4 10 20th, 2011| icon31 Comment »

Fino al 15 Gennaio 2012 il Museo Gegenwart nella Stazione Bahnhof di Berlino presenta il film Land Art, che è la prima mostra supervisonata da Gerry Schum realizzata para la televisione tedesca nel 1969 sul movimento artistico Land Art e sulle relazioni con l’arte concettuale, che usò elementi della natura per realizzare le proprie opere.

gerry <b>schum</b> berlin

Schum iniziò un progetto utopico alla fine degli anni Sessanta, riscattato grazie a questo film, con cui cercava di unire il paesaggio o la natura con l’arte.

Gerry Schum studiò cinema a Berlino e rapidamente capì il potenziale delle nuove tecniche audiovisive nell’arte, in consonanza con le proposte di smaterializzazione dell’oggetto artistico propugnate da molti movimenti. Schum crecava la versatilità, l’accessibilità e la possibilità di raggiungere molte persone usando i media audiovisivi.

Con questa idea nella mente e insieme a Ursula Wevers diede vita alla Galleria Televisiva o Fernsehgalerie nel 1968. Questa piattaforma si trasformò velocemente in un archivio di esposizioni filmate realizzate per essere trasmesse in televisione. Tale galleria virtuale è composta da registrazioni senza narrazione, in cui solo l’opera e la sua relazione con lo spettatore hanno rilevanza, e non l’aspetto commerciale.

Grazie alla Fernsehgalerie si creò uno spazio per mostrare l’arte a livello di massa. Land Art venne trasmessa nel 1969 da Canal Uno della Televisione Pubblica Tedesca. L’anno seguente si trasmise Identifications e due altri programmi prodotti da Keith Arnatt.

Land Art venne trasmesso solo per pochi giorni, perché sia Gerry Schum che Ursula Wever si rifiutarono di aggiungere commenti e la Televisione Pubblica Tedesca decise di non emetterlo ulteriormente. Nel video Schum riunì otto artisti, nordamericani ed europei, che si occupavano di Land Art: Jan Dibbets, Dennos Oppeheim, Barry Flanagan, Marius Boezem, Robert Smlthson, Mike Heizer e Walter de Maria.

Il film Land Art dura 35 minuti senza tagli e comprende gli otto artisti e le loro opere. Schum vedeva il valore di questo tipo di lavoro come registrazione di opere effimere quali quelle della Land Art.

La Land Art usa la materialità della natura, come dice il nome, realizzazione di opere in legno e pietra. Le opere, essendo esposte alle intemperie, son permanentemente modificate dalla natura stessa, che ne altera i materiali, li erode e li scompone. Tale corrente comprende anche gli interventi realizzati da Christo, che avvolge edifici di grandi dimensioni o luoghi naturali.

Una delle opere di Land Art più famose è la scultura Spiral Jetty, di Robert Smlthson, costruita nel 1975 nel Grande Lago Salato di Utha, negli USA.

Per maggiori informazioni: http://www.smb.museum/smb/kalender/details.php?objID=32290&datum=26.03.2011+00:00

 

 

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Un vivace progetto autunnale è quello di venire negli appartamenti a Berlino e goderti gli splendidi panorami di questa città, dove la cultura e il divertimento sono alla portata di tutti.

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Oct 18

Little Dragon a Berlino

icon1 berlinblogger | icon2 Berlino | icon4 10 18th, 2011| icon31 Comment »

È difficile pensare a una città più idonea di Berlino per assistere a un concerto di Little Dragon, che presenteranno il loro ultimo album, lo splendido Ritual Union, probabilmente il loro migliore lavoro fino ad ora, nel nuovo Postbahnhoff, il due Novembre prossimo (http://www.songkick.com/concerts/9717743-little-dragon-at-postbahnhof). Non per niente si tratta di un gruppo, formato nel 1996, i cui componenti hanno sviluppato fin dalla preadolescenza in Gotemburg un’assoluta devozione per i Kraftwerk, e le dimensioni cosmiche aperte attraverso il denso muro di suoni sintetici.

little dragon berlin

Al punto che si potrebbe dire che una delle due regole fondamentali del gruppo sia il veto a qualsiasi tipo di chitarra nelle proprie canzoni, mentre l’altra –addirittura più rigida della prima- è il rifiuto assoluto di ogni tipo di looping, una delle varie ragioni che rendono così eccitanti i loro concerti. Effettivamente poche sono le cose convenzionali quando si parla dei Little Dragon, iniziando forse dal fatto che si tratta di un gruppo svedese con una cantante giapponese (in realtà Yukimi Nagano è nata a Gotemburg da padre giapponese e madre svedese-americana, ma la sua affascinante estetica orientale è uno degli elementi seducenti del gruppo, il cui nome deriva dai suoi tatuaggi sul braccio). La sua straordinaria e indimentiabile voce ed il suo stile canoro costituiscono il centro indiscutibile delle sonorità del gruppo, capace di farci viaggiare da risonanze così diverse come quelle di Prince, John Coltrane o Jean Michel Jarre a paesaggi nuovi, meravigliosi e sorprendenti, dove il modo in cui le prime si mescolano con l’uso enormemente immaginaitvo dei sintetizzatori e delle percussioni serve a creare la convincente sensazione che non esista nessun altro gruppo anche lontanamente simile, almeno in questo pianeta.

Forse a causa di queste caratteristiche così peculiari, che conferiscono un’aura di sofisticatezza alla loro musica che trova pochi paragoni nella scena musicale contemporanea, i Little Dragon hanno corso il rischio di svanire in una lunga serie di collaborazioni con artisti di prestigio come José González, Big Boi, Dave Sitek, o Gorillaz (straordinaria partecipazione al magnifico Plastic Beach ed esibizioni nell’Escape to Plastic Beach World Tour) che hanno caratterizzato la loro attività negli ultimi anni. I loro squisiti apporti al lavoro altrui, uniti al carattere a volte troppo cerebrale del penultimo album Machine Dreams (2009), che esplorava brillantemente le tinte sempre più umaniste della relazione tra tecnologia ed esseri umani, sembrava situarli in una posizione di culto marginale ed esporli al rischio di essere percepiti come qualcosa di troppo elegante e squisito per suscitare sincere passioni, come un diamante la cui fredda bellezza può essere ammirata solo da una certa distanza e con timore.

Per questo motivo forse il loro ultimo e brillante disco, il già citato Ritual Union, si addentra in un territorio differente per quanto riguarda i testi, che affrontano, con un’onestà inusitata, il mondo dei sentimenti e delle emozioni, a cui viene deliziosamente applicata la loro personalissima e accattivante vena elettronica.

 

Paul Oilzum Only-apartments AuthorPaul Oilzum

Se affitti appartamenti a Berlino in questo periodo, non perderti questo evento. Poche volte concerti a base di tastiere e sintetizzatori sanno trasmettere così pienamente sensazioni normalmente associate alla musica dal vivo.

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Oct 17

Joseph Beuys a Berlino

icon1 berlinblogger | icon2 Berlino | icon4 10 17th, 2011| icon3No Comments »

L’opera di uno dei più importanti artisti concettuali del XX secolo, Joseph Beuys, è in mostra dall’8 ottobre 2011 al primo gennaio 2012 alla Nuova Galleria Nazionale di Berlino. L’esposizione, intitolata Joseph Beuys. 8 days in Japan and the Utopia of Eurasia, è un insieme di video documentari sul Giappone presentati per la prima volta in Germania.

joseph <b>beuys</b> berlin

Il lavoro venne realizzato da Beuys nel 1984 durante gli 8 giorni che trascorse in Giappone per la presentazione di una sua mostra al Museo di Seibu a Tokio e la sua performance Coyote III a Nan June Paik. Durante il viaggio venne accompagnato costantemente da una troupe con cui realizzò i filmati che ora sono oggetto della mostra. Furono trenta le ore di registrazione totali da cui estrasse in seguito una visione personale sulla situazione del Giappone e della sua società di quei tempi.

Questo lavoro, che mostra la prospettiva personale di Beuys, venne riscoperto dal curatore giapponese Mizuki Takahash ed esposto per la prima volta all’Art Toweder Mito.

Joseph Beuys è considerato uno degli artisti più importanti dell’arte contemporanea. Nato a Krefeld, Germania, nel 1921, fu uno dei fondatori del movimento Fluxus, fondamentale nella storia dell’arte politica del XX secolo.

Beuys ha sempre vissuto nello stesso modo in cui ha forgiato la sua opera: in un permanente stato di creazione e rottura. Durante un tempo insegnò come professore universitario, ma venne presto espulso. Pochi anni dopo venne assunto alla scuola di Belle Arti di Dusseldorf, da cui uscirono vari dei futuri esponenti di Fluxus e grandi artisti all’avanguardia.

Dal 1962 gli artisti della corrente Fluxus, movimento ereditario del Dadaismo, cominciarono a produrre a livello artistico. Fluxus era un movimento eclettico e aperto. Gli artisti che appartenevano a questa corrente hanno avvicinato tutte le espressioni artistiche ed esteso i loro tentacoli creativi all’Europa, agli Stati Uniti e all’America Latina.

La linea concettuale basilare del movimento era rompere con l’arte intesa come merce, trasformandola in oggetto popolare, alla portata di tutti. L’obiettivo era proporre un’arte semplice, divertente e senza pretese, come dichiarava il suo fondatore George Maciunas.

Il gruppo di Dusseldorf divenne famoso per la sua volontà imperante di colpire e sorprendere il pubblico. Di tutti gli artisti del gruppo, Beuys è il più conosciuto grazie alle sue performance artistiche. Nel 1963 realizzò una serie di performance e di opere in cui impose un nuovo concetto, quello dell’Eurasia, che riassumeva gli ideali di Oriente e Occidente, in un periodo in cui  la Germania era in piena Guerra Fredda.

Durante gli anni ’70 divenne ancora più radicale e si mise a lavorare sulle sue opere in funzione dei suoi obiettivi politici. Nel 1974 realizzò la performance I like America and America likes me dove convisse con un coyote vivo in una gabbia, avvolto in una manta di feltro, con cappello, gilet e bastone e circondato da numerose copie di un giornale statunitense simbolo della disumanizzazione del capitalismo. La convivenza durò tre giorni e finì con Beuys abbracciato al coyote.

Per maggiori informazioni: http://www.smb.museum/smb/kalender/details.php?objID=29818

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Se hai in programma di affittare uno degli appartamenti a Berlino per una bella vacanza nella capitale tedesca, vai a visitare la Galleria Nazionale e l’esposizione di uno dei grandi creatori dell’arte contemporanea.

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